TECNOLOGIA DEL PANNELLO

Il modulo fotovoltaico AbbassoImpatto si distingue per le grandi dimensioni e per la potenza in uscita, pari a ben 540 Wp secondo STC, che garantiscono un’ottima efficienza. Un pannello da 540 Wp permette di ridurre la superficie coperta da pannelli in un grande campo fotovoltaico.
Vediamo in dettaglio la tecnologia del pannello AbbassoImpatto.

  • celle PERC (Passivated Emitter and Rear Contact): il retro di una cella PERC presenta un disegno modificato che permette di aumentare la conversione della luce del sole che attraversa la cella. Sul retro della cella si depone uno strato passivato dielettrico di ossido di alluminio e successivamente si praticano delle sottili scanalature nelle quali vengono formati altrettanti strati fortemente dopati, connessi direttamente all’elettrodo posteriore di alluminio. Nella cella PERC si osserva una minor ricombinazione di elettroni e una conversione maggiore della luce solare.
  • mezze celle (half-cut): il pannello impiega 144 celle fotovoltaiche half-cut. Si tagliano in due parti uguali le celle intere e poi le si collegano in serie. E’ vero che la corrente prodotta da ciascuna cella è dimezzata, ma viene dimezzata anche la perdita resistiva. La resistenza viene ridotta e si aumenta l’efficienza. Dato che la cella è più piccola, è anche soggetta a minori stress meccanici, ciò che si traduce in una vita utile maggiore. I moduli con celle half-cut stanno diventando lo standard di mercato, hanno un’uscita più alta e risultano più affidabili dei pannelli a cella intera.
  • Come si nota dalla foto e grazie alla tecnologia delle mezze celle fotovoltaiche, il modulo è diviso in due parti e questo è un vantaggio quando ci sono problemi di ombreggiatura su una delle due parti, in quanto le due sezioni funzionano in maniera indipendente l’una dall’altra.
  • PID (Potential Induced Degradation): il modulo fotovoltaico AbbassoImpatto si distingue per un’eccellente resistenza PID (degradazione da potenziale indotto). Cosa vuol dire? Il degrado da potenziale indotto è fortemente correlato al potenziale elettrico a cui un modul fotovoltaico è sottoposto. In diversi impianti fotovoltaici è stato osservato che un certo numero di moduli presentavano un anomalo degrado delle prestazioni, il quale aumentava col tempo benchè non vi fossero visibili segni di deterioramento o apprezzabili perdite dell’isolamento. In stringhe di moduli con nessun punto collegato a terra, tale degrado interessava maggiormente i moduli fotovoltaici più vicini al polo negativo della stringa o dell’array, mentre quell vicini al polo positivo non risentivano del fenomeno. Anzi, collegando a terra il polo negativo della stringa, il fenomeno scompariva del tutto.
    Le ricerche condotte sull’argomento hanno mostrato che alcuni moduli fotovoltaici erano particolarmente sensibili all’instaurarsi di un potenziale negativo tra celle e la terra, dovuto principalmente al trasferimento di ioni sodio Na+ sulla superficie frontale. Alcune condizioni climatiche, quali l’elevata umidità e la temperatura, tendevano ad accelerare questo fenomeno.
    Benchè l’insorgenza del PID possa diventare anche molto penalizzante per quanto riguarda le prestazioni di un impianto, è stato però osservato che, a differenza delle altre forme di degrado, generalmente il PID è un fenomeno reversibile. Infatti, i moduli sottoposti ad una polarizzazione inversa a quella che ha causato il PID riescono col tempo a recuperare le prestazioni iniziali. E’ possibile quindi, modificando il circuito di un impianto fotovoltaico, ritornare col passare del tempo alle prestazioni iniziali.
  • Raggruppamento Imp (Corrente alla Massima Potenza) dei moduli riduce drasticamente le perdite di potenza in uscita di corrente continua dovute al disallineamento dei moduli.

Alcuni elementi tratti da “Fotovoltaico per Professionisti” dell’Ing. Francesco Groppi.